Basilica di San Giovanni in Laterano:
la maternità della Chiesa "una"

Dopo quasi tre secoli di persecuzioni e di catacombe, la Chiesa di Roma vide ufficialmente la luce al Laterano. L'imperatore Costantino le dette non solo la libertà ma anche una casa per il vescovo e il luogo per la prima basilica. Le leggende hanno arricchito di motivi la sua decisione: dalla vittoria su Massenzio dopo la visione della Croce, alla guarigione dalla lebbra dopo l'apparizione degli apostoli Pietro e Paolo.

La storia del Laterano diventa come il simbolo della presenza cristiana in Roma e questa zona periferica della città si trasforma nel suo Campidoglio dedicato al SS.mo Salvatore, la cui immagine trionfale appare qui per la prima volta alla luce del sole. La basilica sarà poi dedicata a S. Giovanni Battista e all' Evangelista. Come chiesa-madre e cattedrale di Roma, le spetta il titolo che si vede sulla facciata: CAPUT ET MATER ECCLESIARUM URBIS ET ORBIS, madre e capo di tutte le chiese del mondo. E' madre di una immensa famiglia di chiese che unifica col ministero del suo vescovo. Qui, per un millennio hanno abitato i Papi. La residenza era chiamata patriarchio. L'ultimo fu proprio Bonifacio VIII. Poi, nel 1305, cominciò l'esilio avignonese e quando, nel 1378 il Papa tornò, andò ad abitare in Vaticano perché il patriarchio era distrutto. Così si aggravò la decadenza della basilica. Il primo giubileo fu annunciato proprio di qui da Bonifacio VIII, come mostra un pezzo di affresco attribuito a Giotto e posto sul suo monumento.

Attorno alla basilica si può ammirare una sintesi della cultura architettonica romana: dall'obelisco egizio di granito rosso, il più antico e più alto dei 13 che sono nella città, alla porta Asinaria, ai vistosi resti di età imperiale, al paleocristiano del battistero, dal romanico al tardo Rinascimento e al barocco, fino allo storicismo dell'800 e al '900.

La statua di Costantino messa nell'atrio è quasi un debito di riconoscenza. La porta in bronzo con battenti provenienti dalla Curia del Foro, segna un ideale trapasso dalla Roma pagana a quella cristiana. Questa sua cattedrale è stata molto sfortunata. Fu devastata due volte dai barbari di Alarico e Genserico nel V secolo, crollò per un terremoto nel IX e subì due incendi nel '300. E visse parecchi decenni di spaventoso abbandono nel medioevo.

L'aspetto attuale della navata è dovuto all'arte del Borromini. Per il giubileo del 1650, restaurò la basilica che rischiava di crollare, unendo le colonne della navata a due a due in 12 edicole, simbolo delle porte della Gerusalemme celeste, ciascuna con un apostolo che sembra sporgersi sulla navata. La rinascita del tempio si completò con la costruzione della nuova facciata a metà del '700 ad opera di Alessandro Galilei.

L'altare papale racchiude l'antico altare ligneo che sarebbe stato usato dai primi 33 papi, da san Pietro a san Silvestro. Il presbiterio e l'abside sono dominati dallo stupendo mosaico del '200, rifatto però nell'800: le figure di san Francesco e di sant'Antonio da Padova furono inserite per volere di Niccòlo IV, primo papa francescano. Nelle testate del transetto si trovano a sinistra l'Altare del Santissimo Sacramento e a destra l'organo monumentale di Luca Blasi, entrambi restaurati con fondi reperiti dal Dr. h.c. Hans-Albert Courtial, Presidente della Fondazione pro Musica e Arte Sacra, tra il 1988 e il 1992.

Il chiostro è un capolavoro di arte cosmatesca, con impareggiabile e raffinato gusto decorativo, ispirato all'arte araba e alle leggende dei bestiari e degli erbari. E' composto di 125 piccoli archi che poggiano su colonnine binate, diversissime nella forma e con capitelli differenti.

Orazio Petrosillo