Basilica di Santa Maria Maggiore:
lo splendore della Chiesa "santa"


Se con il "Sancta Sanctorum" il pellegrino coglie l'eco di Gerusalemme, nella basilica di Santa Maria Maggiore trova una piccola Betlemme. La basilica fu fatta costruire da Sisto III nel 432 per esaltare, con pietre e tesori, la divina maternità di Maria, proclamata l'anno prima dal Concilio di Efeso. E questo è il primo santuario mariano della cristianità.

A rafforzare il legame della basilica con il mistero del Natale, nel VII secolo, sotto papa Teodosio che era nativo di Gerusalemme, giunsero alcune reliquie ritenute della culla-mangiatoia e della grotta dove nacque Gesù. Ora sono conservate in un'urna d'argento sotto l'altare papale. Perciò fino all'epoca carolingia la basilica fu chiamata anche "Santa Maria del Presepe" e i Papi celebravano qui le liturgie della notte e del giorno di Natale. Inoltre, qui venne realizzato il primo presepio in pietra della storia. Se San Francesco a Greccio, nel 1223, ne rappresentò uno al vivo, il primo papa francescano Niccolò IV chiese ad Arnolfo di Cambio di realizzarne uno con statue di pietra. Alcune di queste sono conservate nella cripta della cappella Sistina.

La scenografica facciata di Ferdinando Fuga, realizzata in previsione dell'anno santo del 1750, ingloba il prospetto medievale della basilica con mosaici della fine del '200. Alcuni di questi raccontano la storia leggendaria della basilica. Tutto cominciò con il miracolo della neve. Nel 352, la Madonna apparve in sogno a papa Liberio e al patrizio Giovanni, invitandoli a costruire una chiesa sul luogo dove sarebbe caduta la neve, pur essendo piena estate. E la neve cadde la notte del 5 agosto sull'Esquilino, delimitando l'area della futura basilica. A ricordo dell'evento, ogni anno il 5 agosto, c'è una nevicata di petali bianchi dentro la Chiesa ed una con fiocchi di polistirolo all'esterno. Per questo, la basilica viene chiamata "liberiana" o "Santa Maria della Neve". Anche se non è stata trovata una prova archeologica dell'esistenza di una chiesa fatta costruire da papa Liberio che si pensava fosse sotto l'attuale.

Se San Pietro colpisce per la sua grandiosità e stabilità, simbolo della Chiesa innalzata sul fondamento dell'Apostolo; se San Paolo impressiona per il vasto spazio basilicale, simbolo della Chiesa senza confini; se San Giovanni suggestiona per il ruolo unificante del vescovo di Roma, attraverso la sua cattedrale; nell'interno armonioso di Santa Maria Maggiore balza agli occhi il colore intenso dell'oro che evoca lo splendore della Chiesa santa ed avvolge col calore materno di protezione in un luogo ancestralmente legato alla Madre.

L'oro è anche simbolo regale. Perciò il calore di questa luce materna e la preziosità di questa sua regalità danno l'emozione della presenza della Theotokos, della Madre di Dio incoronata regina dal Figlio, che domina dal grande mosaico absidale. Cristo incorona Maria tra una moltitudine di cori angelici, circondata dai santi Giovanni il Battista e l'Evangelista, Pietro e Paolo ed anche qui Francesco d'Assisi e Antonio da Padova. E capiamo subito che il committente, come già al Laterano, fu Niccolò V, il primo papa francescano. L'oro è stato lasciato a piene mani sul soffitto a cassettoni, ed è un oro di importanza storica: fu il primo ad arrivare dal Nuovo Mondo, portato da Cristoforo Colombo e donato dai reali di Spagna, Ferdinando e Isabella, al loro connazionale papa Alessandro VI.

Sulle pareti laterali, sorrette da 40 colonne ioniche, vi sono 27 mosaici della prima metà del V secolo con storie dell'Antico Testamento come una prefigurazione della venuta di Cristo. L'arco trionfale raffigura fatti della nascita e dell'infanzia di Gesù. Alla sommità dell'arco, la suggestiva raffigurazione del trono vuoto di Cristo allude alla sua seconda venuta, il giorno del Giudizio. Molto significativa è la scritta: "Sisto vescovo al popolo di Dio". Il Papa lascia, a ricordo perenne, il suo dono al popolo di Dio che si riuniva in Roma nella chiesa dedicata a Maria, vergine Madre di Dio.

La basilica non ha transetto ma due belle e ricchissime cappelle. A destra la Sistina, di fine '500, a croce greca con le tombe di Sisto V e di san Pio V, il papa della vittoria di Lepanto attribuita all'intervento di Maria. Dalla parte opposta, la sfarzosa e barocca Cappella Paolina o Borghese, con i monumenti funebri di Paolo V Borghese e di Clemente VIII. Al centro, l'icona della Madonna, "Sancta Maria ad nives", meglio conosciuta come "Salus populi romani" per l'eccezionale devozione che il popolo romano le ha sempre tributato.

Orazio Petrosillo