Basilica di San Paolo fuori le Mura:
la vastità della Chiesa "cattolica"

Giunti in vista di Roma da Monte Mario, chiamato "Monte della gioia", i pellegrini baciavano il suolo e cantavano commossi l'inno "O Roma nobilis" che esaltava la Città eterna quale "sovrana dell'universo, perché arrossata dal sangue dei suoi martiri", Pietro e Paolo. Questi, conquistato da Cristo sulla via di Damasco, da persecutore era diventato ardente propagatore del suo messaggio per mari e terre lontane, fino a Roma dove fu condotto in catene nel 61. Restò agli arresti domiciliari per due anni, poi le persecuzioni neroniane colpirono anche lui. In quanto civis romanus, fu decapitato nella località "alle Acque Salvie", poi ribattezzata "Tre Fontane" perché la sua testa, rotolando, avrebbe fatto scaturire tre sorgenti. Fu seppellito nella vigna-cimitero della discepola Lucina, a lato della via Ostiense, a tre km dal luogo dell'esecuzione. Lì venne eretta una edicola, come quella di Pietro, citata da Gaio contro Proclo. Al posto della piccola chiesa di Costantino, tre imperatori fecero costruire una basilica più grande di quella vaticana. Un incendio, nel luglio 1823, la distrusse in gran parte mandando in rovina l'intreccio di arte, architettura e religione di 15 secoli. Fu ricostruita com'era.

Il portico all'ingresso fa da cesura con il mondo esterno. Quattro palme evocano Gerusalemme, mentre una imponente statua di san Paolo, con severa espressione, invita al silenzio. La porta santa conserva nella parte interna un tesoro. I suoi battenti furono fusi a Costantinopoli nel 1070 e donati da Pantaleone di Amalfi all'abate Ildebrando da Soana, divenuto poi Gregorio VII.

Varcata la soglia, entriamo in un ambiente inatteso. Il vasto interno sgombro, con la sua foresta di quattro file di 20 colonne di marmo luccicante, aiuta a captare la presenza magnetica dell'instancabile evangelizzatore che vi è sepolto. Quasi che riempisse ancora gli spazi con la sua parola viva. Questa vastità è l'immagine palpitante della Chiesa cattolica, senza confini.

Lo sguardo è attirato allo stupendo ciborio gotico, sorretto da colonne di porfido rosso con archetti trilobati, eretto sul sepolcro dell'Apostolo. Interrata di circa un metro, c'è una lastra di marmo con l'iscrizione "Paulo Apostolo mart", secondo alcuni è di epoca costantiniana, per altri del V secolo. La lastra è attraversata da fori aperti su tre pozzetti usati dai fedeli nel medioevo per calarvi degli oggetti ottenendo reliquie per contatto con il sepolcro di Paolo.

Restando al centro del grande spazio, seguiamo con gli occhi la serie dei 262 ritratti a mosaico dei Papi, da Pietro a Giovanni Paolo II, che gira lungo tutto l'interno. E' una singolare prerogativa di questa basilica per testimoniare la successione apostolica. Sull'arco trionfale, l'attenzione è richiamata dagli splendidi mosaici, erroneamente detti di Galla Placidia. Sono del V secolo, in parte rifatti dopo i gravi danni dell'incendio del 1823. Al centro, impressiona il Cristo benedicente alla greca, con ai lati 2 angeli e i 24 anziani dell'Apocalisse. Sotto compaiono Pietro e Paolo e questi sembra indicare la propria tomba in basso.

Miracolosamente risparmiato dall'incendio è il meraviglioso candelabro per il cero pasquale, alto più di 5 metri e mezzo. E' difficile immaginare un più grande contrasto tra stile e spirito del medioevo. L'osservatore dovrebbe essere terrorizzato e divertito. Raffigura l'albero della vita anche con mostri e figure fantastiche, motivi vegetali e animali e scene della passione, morte, risurrezione e ascensione di Cristo.

Il transetto ha il soffitto sontuosamente decorato e le pareti rivestite di marmi pregiati. Quando la basilica fu ricostruita dopo l'incendio, da tutto il mondo vennero contributi alla sua ricostruzione. Lo zar Nicola I di Russia donò malachite e lapislazzuli che s'ammirano negli altari di destra e di sinistra del transetto.

Cristo in trono, tra i santi Pietro e Andrea a destra, Paolo e Luca a sinistra nel grande mosaico absidale, finalizza quasi la visita del pellegrino alla basilica. La piccola figura prostrata ai piedi di Cristo giudice è papa Onorio III. La sua posizione muta la tradizione decorativa romana che riservava al Pontefice una collocazione simbolica di pari dignità con Apostoli e Santi. Il chiostro del '200 combina gli stili romanico e gotico ed ha il potere di creare una meravigliosa atmosfera di pace e di antichità. Nessun visitatore potrebbe lasciare San Paolo senza meditare in questo verde giardino che ben si collega alla secolare presenza benedettina nella basilica.

Orazio Petrosillo